Il morso al nido, che fare?

di Silvia Iaccarino

Tasto dolente quello dei morsi al Nido!  Per noi professionisti le dolenti note riguardano più che altro la relazione con le famiglie perché sappiamo che si tratta di comportamenti fisiologici dei bambini mentre per mamme e papà è difficile accettare che il proprio bambino venga morsicato.

Quando un bambino viene al mondo, per i neo-genitori le emozioni suscitate da questo evento e dal nuovo ruolo che vengono ad assumere, con le relative responsabilità, sono molto potenti. 

Tra i molti vissuti di questo importante passaggio di vita troviamo un significativo ed istintivo moto di protezione del proprio cucciolo. 

Daniel Stern, per esempio, ha descritto una particolare configurazione psichica che ha definito “costellazione materna” e che prevede alcuni importanti temi su cui la neo- madre si deve confrontare: 

– il tema vita-crescita: qui la donna si chiede “sono un mammifero in grado di garantire la sopravvivenza del mio cucciolo?”
– il tema relazionalità primaria: qui la domanda è “sarò in grado di amare e prendermi cura di mio figlio?” 

– il tema matrice di supporto: qui la questione riguarda la capacità della donna di creare attorno a sé una rete di persone a cui appoggiarsi (in primis il padre del bambino) 

– il tema riorganizzazione della personalità: qui la neo-madre è alle prese con una ridefinizione di sé e di incasellamento del suo nuovo ruolo materno con il resto degli altri suoi ruoli. 

Possiamo soffermarci qui sui primi due aspetti e soprattutto sul primo: vita-crescita. Per una mamma l’istinto protettivo è molto forte. Quando il piccolo non è a portata di “vista” e quindi il genitore non ha il controllo della situazione, si genera naturalmente una certa ansia rispetto al benessere del bambino. Non a caso, infatti, per lo stesso motivo, quando le mamme si ricongiungono coi figli al nido, la prima cosa che chiedono alle educatrici è: “ha mangiato? ha dormito? si è scaricato?”. Queste domande non vogliono significare una svalutazione verso il lavoro educativo, ma sono semplicemente espressione di questo forte istinto al monitoraggio del benessere e della sopravvivenza del figlio. 

Allo stesso modo, venire a sapere che, in propria assenza, il bambino ha vissuto una “aggressione”, oltretutto con una modalità decisamente “animale” (morsi e graffi sono i più difficili da “digerire”) può allertare molto un genitore e suscitare un senso di allarme in quanto ci si figura davanti una scena di pericolo per il figlio. Ciò, oltretutto, può anche suscitare sensi di colpa, più o meno consapevoli, rispetto al pensiero di aver “lasciato il proprio bambino in un posto non sicuro”. Spesso, infatti, le domande di mamme e papà vertono su: “ma tu dov’eri?”, “ha pianto tanto?”, proprio ad evidenziare il senso di allerta e di colpa attivato. 

Poi certamente non tutti i genitori reagiscono allo stesso modo, e qui dipende molto dalla soggettività e dagli strumenti di gestione emotiva in possesso dell’adulto. Infatti, a fronte di una forte emozione che il genitore prova, se ha una buona capacità di regolazione emotiva personale sarà in grado di gestire il proprio vissuto e quindi di reagire in modo razionale alla situazione.

Viceversa, se l’adulto ha delle difficoltà nella gestione delle proprie emozioni, il vissuto emotivo istintivo verrà difficilmente regolato e avremo quindi una intensa espressività dell’adulto. 

Inoltre, se il genitore nella propria storia di vita, per diversi motivi, ha avuto problematiche legate all’aggressività (per esempio è stato bullizzato, o ha vissuto forti conflitti in 

famiglia, etc) potrebbe essere estremamente reattivo verso tutto ciò che è legato a questo aspetto e potrebbe proiettare le proprie emozioni mal accettate sul figlio: ciò si traduce, di fatto, in espressioni di forte rabbia e dis-regolazione nell’adulto stesso. 

Questi elementi vanno tenuti in considerazione dagli educatori per evitare di prendere sul personale le manifestazioni emotive intense dei genitori e comprendere che ci sono dietro forti vissuti, non sempre coscienti né elaborati. 

In questi ultimi tempi inoltre tanti genitori temono il bullismo e che il proprio bambino possa esserne vittima. Per noi è ovvio che al nido non si può assolutamente parlare di questa dinamica, in quanto i bambini sono troppo piccoli per attivare comportamenti simili. Ma i genitori non lo sanno, ed è molto importante aiutarli a capire che morsi e graffi sono fisiologici, rappresentano una fase che passa da sola, non sono traumatici, non indicano che il bambino che morde sarà un futuro delinquente né che i genitori del “morsicatore” non stiano facendo bene il loro lavoro.