I BAMBINI VENGONO DAL COSMO

Se, come dico nell’articolo precedente, i bambini hanno il senso del mistero, allora è suffragata la teoria di Rudolf Steiner per la quale i bambini vengono dall’aldilà. Un giorno mio figlio di 4 anni esordì dicendo “Quando ero anziano…”. Quando ero anziano??? Allora è vero che i bambini stanno nell’inconoscibile. Noi adulti al massimo stiamo – e malvolentieri – nello sconosciuto. E ci attiviamo all’impazzata per domarlo, per rompere la crisalide del limite, per sconfiggerne l’oscuro, per conoscere. E’ l’enorme risorsa ma anche il limite umano.
In questi giorni di forzata convivenza con lo sconosciuto, il virus, possiamo darci il tempo di riflettere su questo argomento, andando oltre la quotidiana cronaca virale e osservare la naturalezza che i bambini hanno verso le forze superiori, cosmologiche e spirituali, che noi invece perdiamo di giorno in giorno.

La fiaba che vi narro adesso è da raccontare ai bambini, raccoglie l’esperienza che stiamo vivendo e ci aiuta ad andare oltre, a stare per un po’ col pensiero al di là dei confini della nostra conoscenza, nel mistero della vita, anche oltre la nostra immaginazione, nell’infinito dello spazio… da dove vengono i bambini!

Buona lettura!

Francesca Corbella

LA STELLA PELLEGRINA

Tutto era buio in quell’angolo dell’universo, sembrava impossibile che da quelle parti potesse esservi qualche forma di vita. Eppure…
Poco a poco ecco arrivare nuvole di gas danzando al pari di mulinelli di polvere cosmica, gli atomi cominciarono ad avvicinarsi ed ad unirsi tra loro. Giravano sempre più veloci finchè si tramutarono in un’unica massa simile ad uno splendente globo luminescente. Fu un prodigio inspiegabile, un cuore nuovo cominciò a pulsare, era nata una stella!

La temperatura cominciò a crescere nel cuore della giovane stella, la sua luce si fece più intensa. Ella si guardò in giro e sussultò: esistevano altri esseri come lei!  Il fuoco del suo cuore cominciò ad ardere con maggiore intensità, si muoveva! Non lo sapeva, era una stella appena nata e doveva ancora apprendere molte cose, ma la scoperta la rese piena di gioia. Mentre si avvicinava alle altre stelle la loro luminosità si fece più nitida nell’oscurità dello spazio. D’un tratto vide una luce accostarsi a lei a velocità vertiginosa, era una sfera che trascinava dietro a sè una coda splendente di vari colori, arancione, rosso, giallo, viola. La stellina rimase sbigottita: “Eilà!” sentì chiamare. “E… e… tu chi sei?” chiese timidamente. “Oh, io sono una cometa!” rispose l’altra orgogliosa. “Una cometa?” “Sì sì una viaggiatrice, vado di qua e di là, giro da una galassia all’altra, visito le stelle, i pianeti e le nebulose. Mi diverto a giocare coi gas, sapessi quanti colori!… Ma ora ti devo salutare, io sono una giramondo… Ma anche tu non scherzi, vedo che hai fatto già parecchia strada per essere una stellina così giovane!”. “Io? Non lo so”, rispose la stellina confusa sentendo ardere ancora di più la fiamma del suo cuore.

Poco a poco un’immensa spirale candida, dentro la quale ruotavano innumerevoli punti di luce, si andava delineando davanti a lei. Quei punti erano stelle! I loro segnali le arrivavano come onde sonore di un inno celestiale. Si stentì travolgere da uno strattone brutale, milioni e milioni di forze di gravità l’attraevano prima da una parte e poi dall’altra. La tensione era fortissima, temeva di frantumarsi in mille pezzi. Lo scotimento violentissimo continuava e lei si stentì spinta in avanti, d’un tratto si accorse di essere insieme a milioni di stelle. Era entrata nella galassia. Ovunque guardasse c’erano stelle, alcune giravano vorticosamente intorno ad un centro formato da polvere di frammenti di stelle, meteoriti e gas, come quello che l’aveva generata.

Si disse che doveva assolutamente incontrare quelle stelle, parlare e giocare con loro, dividere con loro la propria luce e il proprio calore. Si sentì chiamare: era una grande stella che le spiegò: “Sono una grande stella anziana, una Gigante rossa, per milioni di anni ho vagato, fluttuando intorno al centro di questa galassia, dì un po’ come ti chiami?” “Non ho un nome” rispose la giovane stella.  La gigantesca stella emanava forti radiazioni di calore. “Ti darò un nome allora! Ti chiamerò Pellegrina, perchè sei in sempre viaggio, alla ricerca di qualcosa!”

“Sì sì sono io, sempre in viaggio e alla ricerca!” disse la stellina e si lasciò trainare nell’orbita della Grande rossa. “Molto bene, brava” la lodò la stella anziana, fai attenzione ai meteoriti giganti che potrebbero scontrarsi con te”. “Non ho paura”, disse la piccola, “voglio andare avanti a vedere!”. La stella anziana era circondata dai suoi pianeti, alcuni erano gialli altri rossi, verdi, azzurrini.
“Guarda, quella zona laggiù brillante, rossa e celeste, è un altra galassia, ancora più grande della nostra… e ce ne sono molte altre, Pellegrina, molte galassie ancora!”.

Giunse il tempo in cui Pellegrina cominciò ad avvertire che doveva lasciare la sua amica, qualcosa la spingeva a partire, doveva proseguire il viaggio.
Le stelle non sanno mentire… “Pellegrina”, disse un giorno la Grande rossa, “credo sia giunto per noi il momento di separarci”. Pellegrina infatti sentì che la forza poderosa che l’aveva trattenuta nell’orbita della grande stella comincinava a diminuire. Pellegrina ravvivò il fuoco dentro i propri atomi e giunta al punto più remoto dell’orbita si staccò.
Avanzava nello spazio interstellare, affascinata dallo spettacolo fornito dalle innumerevoli stelle che illuminavano il lento cammino della galassia. Molte volte le stelle non apparivano da sole ma a grupi di due o tre, Pellegrina si avvicinava per giocare con loro, trascorreva il tempo girando intorno alle altre e contribuendo con la propria luce e calore allo sviluppo dei pianeti. “Ah i pianeti!”, non si stancava mai di ammirare la loro varietà. Ce n’erano alcuni completamente liquidi, altri solidi e pesanti come deserti rocciosi, altri ancora ghiacciati, azzurri, verdi, macchiati, a righe, brillanti, opachi, enormi o minuscoli. Su molti di essi c’erano forme di vita che si agitavano sulla superficie, oppure volavano, o stavano in profondità sotto la crosta esterna. Su alcuni pianeti esisteva un’unica forma di vita, su altri ve n’erano milioni.

“Le stelle non sono eterne”, le aveva detto una volta la Grande rRossa. Che cosa aveva voluto dire? L’universo continuava ad apparirle meraviglioso ma Pellegrina non finiva di interrogarsi.

Da molto tempo Pellegrina passava attrraverso nebulose rosse e azzurre e si lasciava trasportare da corpi celesti pesanti. Una di quelle forze si rivelò travolgente per la piccola stella. Si trattava della stella più brillante mai vista prima, un immenso sole giallo  fulgido attorniato da tanti pianeti e satelliti. “Sono il Globo dorato”, disse una voce “E tu dovresti essere Pellegrina!” “Come fai a saperlo?” “Ricevo molte informazioni provenienti dagli angoli più remoti della galassia. Qui vedrai cose meravigliose!”. Intorno a lei infatti tutto era bello e perfetto e Pellegrina cominciò a desiderare di avere anche lei dei pianeti.  Non riusciva a smettere di pensare: le sue sorelle avavano pianeti che dipendevano da loro, avevano dei figli, mentre lei…

All’improvviso si sentì trascinata da una forza straordinaria, ancor più potente di quella del Globo dorato e un gruppo di meteoriti le passò vicino gridando: “Attenzione stellina, fatti da parte c’è un Buco nero!” Un enorme vortice attraeva tutto ciò che era a portata di mano per ingoiarlo. Nessuno sapeva che cosa ci fosse al di là di tale entità perchè nessuno ne era mai tornato. Pellegrina provò a cambiare direzione ma non ci riuscì. Catturata da un turbine vorticoso cominciò a girare su sè stessa, prigioniera di una forza terribile come un uragano. Intorno a sè vedeva vorticare meteoriti, asteroidi, nuvole di polvere cosmica, tutti catturati inesorabilmente come lei. Non si vedeva niente ma la presenza del Buco nero era certa, non irradiava luce nè segnali di onde sonore, ma divorava insaziabile.  E dall’altra parte cosa c’era? Un altro universo o il vuoto?

Pellegrina lottò con tutte le sue forze per staccarsene. Ma ogni sforzo fu vano… E all’improvviso una forza sconosciuta, una forza che le sembrò superiore a quella di tutte le galassie riunite, la trascinò in senso contrario ed essa si ritrovò nella quiete dello spazio interstellare. Ed ecco che vicinissima una tremenda esplosione la scosse, una nube di tutti i tipi di atomi la invesì. Ma cos’era successo?
Le arrivò un segnale nitido: “Pellegrina!” qualcuno la stava chiamando. Era la Grande Rossa. La piccola stella sentì stringersi il cuore, aveva ritrovato la sua guida, la sua amica! Ma non era più la stessa stella: “Ricordi quando ti dicevo che neanche le stelle vivono per sempre?” Ecco mi sono trasformata, non sono più una Gigante rossa ma una Nova e ricomincio una nuova vita come Sole con i miei pianeti!” 
Così Pellegrina scoprì anche la ragione della propria esistenza: non era una stella qualunque destinata a creare pianeti ma una messaggera che doveva portare un messaggio di vita agli esseri che abitano un pianeta del Sistema solare della sua amica. Ma qual era il pianeta? Pellegrina cominciò a cercare, viaggiando intorno a ciascun pianeta. Ecco, adesso lo sapeva! Era quel bellissimo globo azzurro, il terzo vicino al Sole! Su questo c’erano esseri viventi che guardavano verso l’alto, stendendo le braccia come raggi di stelle! 

Gli uomini la videro apparire in una notte speciale ed elevarsi sopra l’orizzonte. Compresero il suo messaggio e la seguirono. La seguirono per giorni e notti, pieni di speranza, su piste di sabbia battute dal vento. Finchè la cometa Pellegrina indicò loro la meta… Un piccolo villaggio chiamato Betlemme.