COME CI AIUTA IL METODO MONTESSORI

di Francesca Corbella

Ciò che ha lasciato al mondo la grande donna, medico e pedagogista Maria Montessori, non è solo un metodo didattico ma un modo di vivere e di pensare l’infanzia, e non solo, poichè tutti noi siamo stati bambini e il bambino che è in noi permane per tutte le fasi di vita successive. Il pensare Montessori ci viene in soccorso anche oggi per la gestione delle paure dei bambini come pure delle nostre.

Non è mai troppo tardi per scoprire la filosofia educativa della Montessori: chi ha educato il proprio bambino fin dalla nascita con i suoi principi troverà più facile ed evidente attingervi come ad una risorsa per superare il periodo attuale. Tuttavia chi non si è mai approcciato lo può fare tranquillamente ora, utilizzando il grande insegnamento per acquisire consapevolezza di fronte alle sfide che il coronavirus ha aperto.

Da oltre due mesi i bambini sono reclusi in casa, molto probabilmente davanti alla TV e videogiochi per molte ore al giorno. E via da lì diventano intrattabili e di ardua gestione se entrambi i genitori sono chiamati a lavorare in smart working. Anche per chi è a casa in ferie forzate e potrebbe godere in pace della compagnia del proprio bambino pace non ha perchè, benchè i nostri ritmi di vita si siano smorzati, nulla è tranquillizzante e “vacanziero”, anzi, l’ansia la fa da padrona.

Questa ansia adulta viene trasmessa ai bambini. Talvolta in modo evidente con recrudescenze di paure infantili o “pipì addosso”, scarsa concentrazione nel gioco e irrequietezza psicofisica. Talvolta in modo occulto e se vogliamo ancora più dannoso, come un eccesso di apatia.

Prima ricetta (facile a dirsi ma non a farsi): spegnere la TV. Via i bambini dai TG catastrofisti (ma via anche i genitori! Basta bollettini di guerra! poichè buona cosa è tenersi informati , altra cosa – perniciosa – è lasciarsi irretire dallo scooppismo mediatico).

Seconda ricetta: attingere agli insegnamenti Montessori come ad una grande fonte di benessere e di risposte ai bisogni infantili. Sopratutto in momenti di dubbio e sconvolgimento, che sono sì di tipo sanitario ed economico, ma io direi anche e non poco esistenziale.

Vedremo infatti quanto l’educazione al “faccio da me” porti autonomia e responsabilità, utili in questo momento (il bambino impara a giocare da solo, a giocare con niente, senza ausilii tecnologici nè consumistici e senza conoscere noia).

Vedremo quanto il bambino “montessoriano” sappia essere indipendente anche dalle emozioni genitoriali, poichè impara ad averne di proprie e a riconoscerle (lavoro sul corpo, sulle emozioni, sulle reazioni irrazionali che si possono comprendere e tenere sotto controllo)

Vedremo quanto il bambino sia in grado per sua natura di gestire le situazioni di cambiamento (il suo corpo è in tale perpetuo e rapido evolversi che un cambiamento aggiuntivo non è qualcosa di perturbante come per noi che siamo rigidi sugli attaccamenti; il bambino è un produttore di resilienza naturale, è un classificatore, un ricercatore e nei cambiamenti ambientali trova in fretta nuovi spunti da organizzare)

Vedremo come la serenità del bambino montessoriano si trasmetta in men che non si dica al genitore, creando un alone di riscatto e di armonia anche nelle situaizoni più difficili. Il bambino diventa guida ed esempio per l’adulto in una circolarità costruttiva incredibile. Bisogna però che l’adulto osservi e partecipi della ricerca silenziosa del bambino. Solo così può crearsi questo miracolo dell’interdipendenza o interrelazione funzionale.

Vedremo anche quanto poco occorra fare per stare bene, quanto le piccole cose (piccole proprio come il bambino) siano più potenti maestri delle grandi. Il bambino non ha nessun bisogno di andare al mare alle Maldive: gli basta un secchiello sulla magnifica spiaggia bianca del Ticino… Nell’emergenza anche disegnata ed inventata in una fiaba!

Vedremo certamente quanto gli oggetti di casa siano in grado di trasformarsi in corpi simbolici diversi per sviluppare il pensiero trasversale, divertirsi con poco, allenare il cervello, risolvere problemi. Questo è il mestiere del bambino che Montessori teneva in grande rispetto, sviluppandone tutte le potenzialità da mettere al servizio del suo futuro di donna o di uomo che non si lascia abbattere da circostanze avverse.

Quando un bambino cresce contando sulla costruzione del proprio sè, maturerà centratura e consapevolezza, non cercherà la felicità in sovrastrutture esterne e avrà molte carte da giocare per riscattarsi se prenderà un brutto voto a scuola, se la fidanzata lo lascerà, se subirà un incidente d’auto, se perderà il posto di lavoro, se si troverà a convivere col coronavirus o, peggio, le ingiustizie politiche e sociali.